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Fase 2: discoteche aperte, scuole chiuse e quel grande problema che rimane con l’istruzione scolastica

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Fase 2: discoteche aperte, scuole chiuse e quel grande problema che rimane con l’istruzione scolastica

VincenzoVitale
16 Giugno 2020

Da sempre la scuola è usata per facile speculazione politica, ma mai si è assistito ad una riforma che guardasse seriamente al futuro.

Dopo la notizia che dal 15 giugno potranno aprire anche le discoteche, chiudendo di fatto nel suo ultimo atto la Fase 2, sul web e soprattutto sui social è esplosa la polemica con uno sterile paragone discoteche aperte/scuole chiuse.

Anche se il paragone ad una prima lettura può sembrare simpatico ed anche sensato, approfondendo il tema, invece, si capisce che i due mondi sono su livelli totalmente differenti, per diverse ragioni.

Gli studenti in Italia ogni giorno vanno a scuola sono 8.4 milioni, con un notevole utilizzo del trasporto pubblico e quindi con un ulteriore possibilità di trasmettere il virus anche a persone che non frequentano il sistema scolastico.

Le discoteche raccolgono 4.3 milioni di persone che vanno a ballare almeno una vota a settimana, e che molto spesso si recano nei luoghi della movida con le proprie auto e con la stessa comitiva con la quale si è usciti per un aperitivo o una cena.

Quindi per frequenza, abitudini, e prossimità tra persone, si parla di numeri totalmente diversi.

Ma polemizzare sulla chiusura delle scuole contrapposta all’apertura delle discoteche risulta una buona trovata per fare una “facile speculazione politica” (la moda del decennio), complici i social e la ritrovata efficacia degli slogan, non solo ai fini politici.

Si vuol parlare di scuola, l’argomento interessa molto, ma lo si vuol fare in modo diverso, senza nessuna pretesa e solo per essere di stimolo alle riflessioni, partendo proprio dal Covid19.

Le prime difficoltà le si sono avute con la didattica online, dove si è assaporata una nuova frontiera di discriminazione tra studenti, tra chi ha un pc o un tablet a casa, e chi no, tra chi ha una connessione ad internet veloce e chi no, tra chi è figlio unico e chi deve condividere il pc con i fratelli, una differenza di opportunità che si è maggiormente acuita analizzandola in termini geografici, spostandosi da Nord a Sud (4 su 10 hanno un pc in Campania, in Lombardia 7 su 10). E viene spontaneo chiedersi se tutte le risorse pubbliche investite nei supporti digitali per i libri di testo scolastici abbiano preparato meglio a questa sfida digitale, o se, molto probabilmente, è stato l’ennesimo spreco di denaro.

Non è stato necessario il Covid19 per capire che il sistema scolastico italiano non stesse attraversando una situazione florida, è stato sufficiente leggere i numeri delle classifiche Ocse. L’Italia è al 25esimo posto sui 36 Paesi Ocse per le capacità di lettura, e questa differenza si acuisce ancora di più nell’analisi Nord/Sud.

Certo, la colpa non può essere attribuita agli studenti, sarebbe troppo semplice e soprattutto sbagliato. Secondo i rapporti dell’Ocse, il 35% del corpo docente non ha scelto l’insegnamento come prima scelta professionale della propria vita.

Sorge, quindi, spontanea una domanda, un sistema fondamentale per la crescita del Paese può accettare che 1 docente su 3 forse non abbia le giuste motivazioni per affrontare una sfida basilare per la crescita delle nuove generazioni?

Sicuramente le scelte sono condizionate dalle opportunità economiche che il mondo scolastico offre.

Lo stipendio netto di un insegnante va dai 1262 euro all’inizio fino ai 2000 euro circa di fine carriera, con differenze a seconda del grado di scuola nella quale si insegna, collocandosi mediamente sopra i muratori e sotto i cuochi.

Non è abbastanza, per generare eccellenze, dobbiamo far si che l’insegnamento sia scelto dalle eccellenze, e non preferito ad altri mestieri sicuramente meno “nobili”. Questo problema è stato affrontato, ad esempio, in Germania, dove lo stipendio degli insegnanti è esattamente il doppio che in Italia.

“Sempre mal pagati, nonostante continuino con coraggio e determinazione nella sfida educativa. Sono gli artigiani delle generazioni future.”

Papa Francesco

Non solo, sarebbe utile dare l’opportunità a queste eccellenze che scelgono la missione dell’insegnante di poter fare ricerca, inseguire le proprie ambizioni, e quindi la connessione con le università dovrebbe essere all’ordine del giorno e non una semplice e sporadica “visita guidata”. Sarebbe inoltre utile avvicinare il mondo delle scuole e quello delle aziende, arricchire la formazione scolastica: obiettivi da perseguire in modo prioritario.

La mancata efficienza non è solo nell’attrazione delle eccellenze come corpo docente, ma anche in termini di organizzazione. Quello italiano è un sistema scolastico pieno di contraddizioni. Quando a settembre i ragazzi entrano a scuola ricevono un orario “provvisorio”, come se l’inizio dell’anno scolastico fosse una novità dell’ultimo momento, definendo un sistema precario che non è in grado nemmeno di definire chi saranno i professori, quando e come.

Eppure “suona” strano come l’Italia non eccella in insegnamento, nonostante il valore che la cultura ha nel nostro paese.

Infatti, non è necessario cercare modelli vincenti in altri Stati, li abbiamo già, li abbiamo creati noi.

“La Scuola International School” è un’eccellenza italiana fondata dalla bolognese Valentina Imbeni, scuola internazionale d’avanguardia che utilizza il metodo Reggio Children a San Francisco, ed è frequentata dai figli dell’élite della città californiana.

Di fronte a questa situazione non sarà di certo la data d’ingresso a scuola a definire o meno il collasso del sistema scolastico italiano.

[1] https://www.corriere.it/cronache/20_giugno_10/riapertura-discoteche-15-giugno-regole-c1ea68e2-aaee-11ea-ab2d-35b3b77b559f.shtml

[2] https://www.lastampa.it/cultura/2019/12/03/news/scuola-il-rapporto-ocse-studenti-italiani-perdono-competitivita-rimandati-in-lettura-e-scienze-ok-in-matematica-1.38047663

[3] https://www.orizzontescuola.it/perche-si-diventa-insegnanti-in-italia-e-un-ripiego-le-statistiche/

[4] https://www.jobbydoo.it/stipendio

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