Attualità archivos - Incubatore SEI

Attualità

I percorsi dell’innovazione nelle PMI Italiane

I percorsi dell’innovazione nelle PMI Italiane

I percorsi dell’innovazione nelle PMI Italiane 695 489 Incubatore SEI

Come accedere a nuovi modelli di business, fornendo nuove competenze al di fuori del perimetro aziendale attraverso diverse pratiche di Open Innovation.

Autore: Vincenzo Vitale – CEO di Incubatore SEI

Quando parliamo di innovazione si tende a fare riferimento ad una innovazione radicale, o più spesso definita come disruptive. L’esempio perfetto che accompagna tale fenomeno è legato al mondo delle startup, alle storie di successo che leggiamo di team di ragazzi partiti dai garage di casa e giunti con le loro startup sui principali mercati di quotazione internazionali.

Tra le maggiori rivoluzioni dell’ultimo decennio un posto di primo piano è ricoperto dall’ambito della sharing economy, un modello che si basa sulla condivisione dei beni, piuttosto che sull’uso esclusivo della proprietà. Un caso di successo di un team di ragazzi che ha lanciato una startup in ambito di sharing economy è offerto da Airbnb, sviluppatasi e cresciuta nel principale incubatore al mondo, Y Combinator.

Airbnb ha trascinato dietro di sé una rivoluzione del mercato di ricezione turistica, mettendo in discussione l’offerta di player moto strutturati e che operavano da decenni nel mercato degli affitti brevi. Molto spesso la crescita di alcune startup favorita da ingenti capitali ha portato a veri e propri monopoli di fatto, mettendo in secondo piano concetti quali sostenibilità, comunità, rispetto del territorio. Tutto ciò pone delle questioni importanti che tratteremo nei prossimi articoli, interrogandoci sui possibili modelli alternativi di innovazione.

Ritornando agli esempi di successo disruptive, continui e in diversi ambiti, hanno generato degli effetti anche sull’approccio di grandi multinazionali finanche a spingere le grandi aziende ad interrogarsi sulla necessità di innovare e su come attrezzarsi per farlo. Così negli ultimi anni ha preso sempre più forma il concetto di Open Innovation così come definita dall’economista statunitense Henry Chesbrough: “L’Open Innovation è un paradigma che afferma che le imprese possono e debbono fare ricorso a idee esterne, così come a quelle interne, ed accedere con percorsi interni ed esterni ai mercati se vogliono progredire nelle loro competenze tecnologiche”.

Metodologie per utilizzare l’Open Innovation

In sintesi, abbiamo due approcci principali con i quali si mettono in pratica operazioni di Open Innovation:

  • Inbound (ricerca stimoli esterni per fare innovazione all’interno dell’impresa);
  • Outbound (esternalizzare stimoli interni per avviare azioni di innovazione all’esterno dell’impresa)

Molte aziende si sono strutturate con l’attivazione di iniziative specifiche e sistemiche sia per creare nuovi modelli di business sia per fare scouting, o investire in nuovi modelli produttivi. Il Corporate Venture Capital (CVC) è uno dei modelli scelti principalmente dalle grandi corporate e consiste in una forma di investimento di venture capital attraverso il quale un’azienda strutturata e consolidata investe in una startup o in una pmi innovativa con alto potenziale di scalabilità, molto spesso per una quota di minoranza di capitale sociale (equity). Accedendo in questo modo a nuovi modelli di business, fornendosi di nuove competenze esterne al perimetro aziendale.

Molte grandi aziende hanno introdotto l’Open Innovation nella propria agenda e questa tendenza sta crescendo anche per le corporate italiane, almeno quelle più strutturate. Le aziende stanno implementando modelli di collaborazione con startup e scaleup e le attese lasciano ipotizzare che questa tendenza entri a far parte anche delle agende delle piccole e medie imprese.

Fonti:

Startup Finance – Alberto Dell’Acqua, John Shehata

Open Innovation Outlook 2022 – Mind the Bridge 

Open innovation in Italia: ora la scoprono anche le PMI, ma all’estero ci credono di più – Network Digital 360

Immagine by Freepik

 

COVID-19 e Globalizzazione: perché il virus potrebbe cambiare il mercato globale

COVID-19 e Globalizzazione: perché il virus potrebbe cambiare il mercato globale 2560 1873 Incubatore SEI

La sopraggiunta pandemia causata dal Covid-19 ha avuto effetti molto importanti sul sistema produttivo italiano e internazionale.

La rapida diffusione del virus è avvenuta in un momento molto delicato in cui il sistema della globalizzazione era già seriamente minacciato dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e dalla crescente incertezza sul futuro del libero scambio in generale.

Non è la prima volta che un evento anomalo di natura accidentale produca effetti di vasta portata sui mercati internazionali, basti pensare al terremoto con conseguente Tsunami del 2011 in Giappone. In quel frangente, come in tanti altri, il modello commerciale basato sulla globalizzazione venne ritenuto stabile e poco suscettibile ad una sua messa in discussione.

Perché questa volta dovrebbe essere diverso?

Il coronavirus, l’emergenza sanitaria e la crisi economica che ha generato hanno messo a nudo l’intero sistema. A sgretolarsi è il mondo come lo conoscevamo fino a ieri. Il virus ha interrotto le intere filiere globali mandando molte aziende in crisi. Il conflitto USA-Cina messo da parte con l’esplosione del coronavirus, non è stato risolto e potrebbe riaccendersi ancor più violentemente a seguito delle recenti tensioni politiche. Le aziende non possono più dare per scontato che gli accordi tariffari stabiliti nelle norme dell’Organizzazione mondiale del commercio verranno rispettati impedendo un improvviso aumento del protezionismo.

Allo stesso tempo, Covid -19 ha messo in luce la grande influenza della Cina sul mercato globale. Basti pensare che molte delle migliori aziende del mondo hanno strutture nella provincia di Hubei e nello specifico a Whuan dove è iniziata l’epidemia. Hubei è inoltre un centro manifatturiero ad alta tecnologia, sede di aziende locali e straniere altamente integrate nelle industrie automobilistiche, elettroniche e farmaceutiche. Lo scoppio del coronavirus ha causato interruzioni alle catene di approvvigionamento di tutti i continenti prima che il covid-19 venisse riconosciuta come pandemia.

Molti paesi stanno ora scoprendo quanto dipendono dalle forniture dalla Cina. Ad esempio, quasi tre quarti dei fluidificanti del sangue importati dall’Italia provengono dalla Cina. Lo stesso vale per il 60% degli antibiotici importati dal Giappone e il 40% importati dalla Germania, Italia e Francia.

Vincenzo Baglieri, docente dell’Università Luigi Bocconi di Milano, in una recente intervista spiega molto bene quelli che sono i limiti del sistema attuale «Negli ultimi 20 anni abbiamo creato sistemi economici basati su una supply chain, la catena di produzione e distribuzione, globale. Oltre a questo abbiamo sviluppato anche un modello di produzione just in time, dove tutto viene prodotto e consegnato al cliente in tempi brevi. Molte aziende al di fuori della Cina si occupano soprattutto di assemblare. Hanno magazzini molto ridotti e senza forniture possono garantire, nella maggior parte dei casi, quattro settimane di produzione». Diventa intuitivo comprendere come molte aziende si siano ritrovate in difficoltà nel pieno dell’emergenza non avendo un’alternativa conveniente ai ben più noti distributori con sede in Cina.

L’emergenza economica potrebbe non cessare con la fine dell’epidemia.

Le recenti tensioni politiche tra Usa e Cina legate all’origine del virus, potrebbero portare ad una esacerbazione del conflitto a cui potrebbero partecipare anche altri paesi.

Difatti proprio l’Australia, il Canada, la Nuova Zelanda, il Regno Unito e gli USA, appartenenti all’alleanza dell’intelligence Five Eyes, hanno accusato la Cina di aver mentito sulla trasmissione umana del COVID-19 e di non aver fornito adeguate informazioni in merito. Per David Sokulsky, CEO e chief investment officer di Concentrated Leaders Fund la situazione potrebbe peggiorare tanto da coinvolgere molti più Paesi arrivando ad una guerra commerciale come quella che abbiamo già avuto, ma, potenzialmente, su una scala decisamente peggiore rispetto a quella dello scorso anno.

Ciò aggiungerà un ulteriore livello di incertezza sulle politiche commerciali. Le aziende saranno costrette a ripensare le loro catene globali. Queste catene sono state modellate per massimizzare l’efficienza e i profitti ma con lo svantaggio di un sistema che richiede che tutti i suoi elementi funzionino come un orologio perfettamente sincronizzato.

Anche se l’attuale pandemia ha distolto l’attenzione dal problema dei cambiamenti climatici, la minaccia per il pianeta non è scomparsa. In assenza di una risposta coordinata a livello globale, è possibile aspettarsi altri eventi problematici sotto forma di fenomeni meteorologici estremi o ulteriori focolai infettivi. Considerando dunque i recenti effetti del covid-19 o l’effetto che i cambiamenti climatici hanno puntualmente sul mercato economico, il sistema di globalizzazione sembra mostrare sempre più limiti nel configurarsi come un modello rassicurante e stabile.

Secondo Beata Javorcik, economista polacca e ai vertici della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, la resilienza diventerà la nuova parola d’ordine. Le imprese dovranno pensare di più a diversificare la propria base di fornitori per proteggersi da interruzioni nella catena di distribuzione per qualunque genere di problema: commerciale, politico o sanitario. Ciò significa aumentare i depositi di merce, costruire in ridondanza, rivedere accordi e alleanze commerciali.

In un mondo del mercato globale che scopre la propria fragilità con l’impatto della pandemia Covid-19, nasce impetuosa l’esigenza di un cambiamento rapido che possa portare ad una maggiore stabilità delle filiere produttive, anche se questo potrà avere conseguenze sulla qualità e sui costi che potranno subire un aumento. Le imprese dovranno inoltre valutare anche la resilienza dei loro fornitori di secondo e terzo livello. Potremmo assistere ad un reshoring, i nuovi Stati membri dell’UE e la Spagna potrebbero vedere una crescita dell’occupazione manifatturiera. Potrebbero essere create opportunità per paesi che non erano mai stati in cima alle liste degli investitori.

Tuttavia la Javorcik sembra rassicurare sul fatto che il coronavirus non porrà fine alla globalizzazione, ma la cambierà inevitabilmente. Le aziende dovranno adattarsi per avere successo ed essere più resilienti ai cambiamenti che impattano sul mercato globale.

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/settori-rischio-dove-il-mondo-e-la-cina-ripensano-le-catene-di-fornitura-25436

https://www.open.online/2020/02/08/in-cina-chiudono-le-fabbriche-e-ci-ricordano-quanto-siano-essenziali-anche-per-la-produzione-europea/

https://it.euronews.com/2020/03/12/industria-il-virus-interrompe-la-filiera-globale-le-aziende-temono-la-crisi

Foto aziendale creata da rawpixel.com – www.freepik.es

L’overshoot day dell’Italia

L’overshoot day dell’Italia

L’overshoot day dell’Italia 1024 797 Incubatore SEI

Il 14 maggio 2020 è il giorno stabilito per l’overshoot day italiano, ma con il covid-19 qualcosa sembra essere cambiata.

L’Earth Overshoot Day (EOD) rappresenta il “giorno del superamento” del consumo di risorse da parte dell’uomo parametrato alla capacità che ha il pianeta di rigenerarle. In passato questo “superamento” era conosciuto come “Giorno del debito ecologico”.

L’EOD, quindi, è il risultato di un calcolo statistico che prende in considerazione due fattori: la biodisponibilità annuale terrestre e l’impronta ecologica annuale.

Gli indici sono di per sé molto complessi, influenzati da tutti quei fattori che misurano il consumo umano di risorse naturali e la capacità del pianeta Terra di rigenerarle.

Ad esempio si cerca di misurare sempre in chiave statistica e comunque attraverso delle approssimazioni il consumo del suolo, gli alberi tagliati rispetto agli alberi che crescono, il pescato rispetto al numero del ripopolamento dei mari, i rifiuti prodotti in relazione alla capacità di smaltirli, e tutti quei processi naturali che sono sfruttati più di quanto i cicli biologici riescano a rinnovare.

L’Earth Overshoot Day viene calcolato dalla Global Footprint Network, un’associazione no profit che promuove stili di vita eco-sostenibili. Nel 2019 la data dell’EOD è stata fissata al 29 luglio, arretrando di tre giorni rispetto all’anno precedente. E per trovare l’anno in cui l’umanità ha utilizzato le risorse del pianeta in modo sincrono rispetto alla loro capacità di rigenerarsi bisogna andare indietro negli anni ’70. Da quel momento in poi l’overshoot day è arretrato costantemente di anno in anno.

Praticamente oggi per soddisfare le richieste di risorse dell’intera umanità avremmo avuto bisogno di una superficie maggiore di quella disponibile, equivalente ad una Terra e mezzo (Tabella 1).

L’overshoot day dell’Italia

Tabella 1 – Source: Global Foodprint Network Footprint Accounts 2019

Anche l’Italia, come molti altri paesi occidentali, vive al di sopra delle proprie possibilità ecologiche. Il giorno in cui nel 2019 abbiamo consumato le risorse prodotte dal nostro territorio in un anno è stato il 15 maggio.

E, ad esempio, qualora tutti gli altri paesi avessero i ritmi di consumo e gestione delle risorse dell’Italia, per far fronte ai bisogni dell’umanità avremmo bisogno di 2,6 pianeti Terra.

Per meglio comprendere questo concetto potremmo fare un parallelismo con le risorse finanziarie di un’impresa, che nel momento in cui evidenzia che i propri ricavi annuali sono minori dei costi annuali, deve necessariamente ricorrere ad altre forme di liquidità per potersi reggere finanziariamente.

Ovviamente il calcolo diviso per Stato tiene conto di una serie di fattori che non dipendono esclusivamente dallo stile di vita adottato dai propri cittadini, infatti, ad esempio, abbiamo nazioni poco popolose e con territori ampi ricchi di risorse che avranno inevitabilmente un Overshoot Day più tardivo rispetto a uno stato piccolo, e con una popolazione molto grande.

Prima della Pandemia che ha coinvolto il nostro Pianeta la Global Footprint Network aveva stilato le varie date, nazione per nazione, dei vari oveshoot day (Tabella 2).

L’overshoot day dell’Italia

Tabella 2 – Source: Global Footprint Network National Footprint and Biocapacity Acoounts 2019

Nella tabella si può vedere che l’overshoot day previsto per l’Italia nel 2020 fosse il 14 maggio, in anticipo di 1 giorno rispetto all’anno precedente. Dal grafico risalta subito che sia i paesi sviluppati tradizionali che quelli di recente ricchezza sono tutti esposti verso alti consumi rispetto ai paesi meno sviluppati.

Ad oggi, quello che è accaduto con l’arrivo della pandemia di Covid-19, ha fatto sì che si avesse una modifica delle date previste causata da una riduzione dell’impatto ambientale, conseguente al blocco delle attività. La stessa Global Footprint è a lavoro per un ricalcolo delle date che sarà reso pubblico nell’occasione della Giornata Mondiale dell’ambiente, il 5 giugno.

In questo calcolo incidono molti fattori che hanno effetti sul “conto ecologico” descritto quali la desertificazione, la riduzione della produttività dei terreni, il pascolo eccessivo, l’erosione del suolo, la presenza del carbonio nell’aria e proprio quest’ultimo fattore, ad esempio, risulterebbe molto influenzato da questi mesi di lockdown.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/05/15/earth-overshoot-day-da-oggi-litalia-e-in-debito-la-crescita-infinita-non-e-compatibile-con-la-terra/5802570/

https://www.lifegate.it/persone/news/overshoot-day-2020-italia-14-maggio

https://www.ultimavoce.it/overshoot-day-quando-risorse-non-bastano-piu/

https://www.overshootday.org/how-will-covid-19-affect-the-date-of-earth-overshoot-day-2020/

L'impatto del COVID-19 sulle misure adottate dai decisori politici

L’impatto del COVID-19 sulle misure adottate dai decisori politici

L’impatto del COVID-19 sulle misure adottate dai decisori politici 695 516 Incubatore SEI

L’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia causata dalla diffusione del virus Covid-Sars2 porta con sé numerose conseguenze sociali ed economiche. Ad oggi i casi confermati superano il milione in tutto il mondo.

Se, da un certo punto di vista, le implicazioni (non solo sanitarie) dovute al fenomeno risultano (a meno di un mese dal lockdown totale) risultano già tragiche, è pur vero che la riflessione in merito alle trasformazioni future dell’economia e dell’impresa hanno subito un’accelerazione importante in queste ultime settimane.

Inquinamento e questione ambientale, smartworking, nuovi modelli produttivi, sostenibilità e disponibilità finanziaria sono i temi principali su cui si è concentrata l’attenzione.

Per l’impresa e il mondo produttivo in generale, quest’ultimo è il punto che, inevitabilmente, focalizza le attenzioni e le preoccupazioni degli operatori del settore.

Sopravvivenza, ripresa e rinascita sono le tre fasi che corrisponderanno alle fasi 1, 2 e 3 dell’emergenza. Nella difficoltà della situazione l’attivazione di misure finalizzate alla sopravvivenza delle imprese si è rivelata necessaria per calmierare il tessuto economico.

Ma quali sono, ad oggi le misure adottate dai decisori politici (a tutti i livelli)?

Le iniziative a livello europeo

Per far fronte all’emergenza la Commissione europea ha avviato un’iniziativa di investimento di risposta al Coronavirus (CRII – Coronavirus Response Investment Initiative) per mobilitare la politica di coesione per rispondere in modo flessibile alle esigenze nei settori più esposti (l’assistenza sanitaria, le PMI e i mercati del lavoro) e aiutare i territori più colpiti all’interno dei singoli Stati. A tal fine, il 13 marzo 2020 la Commissione europea ha presentato una serie di proposte volte a modificare la legislazione, tali proposte  consentono agli Stati membri di beneficiare di un maggiore sostegno finanziario e assistenza mirata.

Per rendere disponibili questi fondi, la Commissione ha proposto di mobilitare rapidamente le riserve di cassa provenienti dai fondi dell’UE. In modo da fornire liquidità immediata ai bilanci degli Stati membri, anticipando i 37 miliardi di euro non ancora assegnati di finanziamenti per la politica di coesione nell’ambito dei programmi della politica di coesione 2014-2020, fornendo così un impulso necessario agli investimenti economici.

Al fine di assicurare liquidità e continuità operativa alle PMI verranno attinte risorse dal FESR (Fondo europeo di sviluppo regionale), tali risorse saranno impiegate per lo sviluppo di nuovi modelli di business, l’internazionalizzazione e la consulenza, ma anche per finanziare il capitale circolante al fine di mantenere intatta la capacità produttiva delle imprese

Contemporaneamente, la BCE ha avviato un programma di acquisto di titoli pubblici e privati pari a 750 miliardi di euro, il Pandemic Emergency Purchase Programme determinando una grande immissione di liquidità nel mercato.

A inizio aprile è stato avviato l’iter per l’approvazione del fondo Sure (Support to mitigate unemployment risks in emergency), un piano da 100 miliardi di euro finalizzato a mantenere in attività le imprese e che attraverso emissioni di titoli della Commissione europea sul mercato garantite dagli Stati membri (per circa 25 miliardi di euro) permetterà di finanziarie le cassi integrazioni nazionali.

Ad oggi – inoltre – rimane, di fatto, ancora aperta la discussione sull’attivazione del Meccanismo europeo di stabilità (MES) e sulla nascita di bond comuni (cd. Corona Bond).

Le iniziative del governo

Il governo italiano, d’altro canto, attraverso il decreto “Cura Italia” ha destinato 5 miliardi, con un effetto volano per circa 350 miliardi, per assicurare la necessaria liquidità alle famiglie e alle imprese.

In primis, si è provveduto ad una moratoria sui prestiti, congelando fino al 30 settembre linee di credito in conto corrente, finanziamenti per anticipi su titoli di credito, scadenze di prestiti a breve e rate di prestiti e canoni in scadenza.

Il decreto ha previsto un potenziamento di 1,5 miliardi del Fondo Centrale di Garanzia per le PMI, anche per la rinegoziazione dei prestiti correnti; la garanzia del fondo è pari all’80% dell’importo (e 90% in caso di riassicurazione di Confidi) per tutti i prestiti fino a 1,5 milioni. Al di sopra di questo importo la percentuale di garanzia viene modulata secondo le ordinarie regole del fondo, con la possibilità di ottenere comunque una garanzia all’ 80%, fino a 5 milioni per tutti i prestiti che rientrino negli ambiti di attività coperti anche dalle sezioni speciali.

Inoltre sono stati previsti 500 milioni di euro come garanzia in favore di Cassa Depositi e Prestiti al fine di rifornire le linee di credito da parte delle banche che finanziano imprese medie e grandi che non possono beneficiare del fondo PMI.

Attraverso un sistema di semplificazione è stato previsto il rafforzamento dei Confidi per le microimprese.

Cassa Depositi e Prestiti ha inoltre rafforzato il suo impegno con un pacchetto di misure straordinarie per enti territoriali e imprese. Per quello che riguarda medie e grandi imprese sono stati previsti finanziamenti finalizzati a supportare fabbisogni finanziari connessi ad esigenze temporanee di liquidità o di capitale circolante.

I finanziamenti saranno concessi preferibilmente in cofinanziamento con il sistema bancario con quota CDP tra i 5 e i 50 milioni di euro e durata fino a 18 mesi.

Potranno richiedere questo tipo di operatività le imprese caratterizzate dai seguenti requisiti:

  • fatturato annuo maggiore di 50 milioni di euro;
  • presenza di un danno da emergenza COVID-19, dimostrabile, pari almeno ad una riduzione del fatturato del 10% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente.

Per ciò che riguarda invece le PMI la CDP rilascia garanzie fino al 50% al sistema bancario per agevolare l’erogazione di nuovi finanziamenti di breve termine finalizzati al finanziamento del circolante (ad esempio per necessità di materie prime, scorte di magazzino, semilavorati ma non solo) legato ad operatività con l’estero per sostenere le aziende in questa congiuntura e permettere loro di far fronte allo shock della filiera produttiva nazionale e internazionale e a momentanei ritardi nei flussi di incasso delle commesse in essere.

Focus sul microcredito

Il decreto “Cura Italia”, fra le altre cose, prevede una serie di misure anche per il microcredito. In primo luogo l’importo massimo delle operazioni di microcredito passa da 25 mila a 40 mila euro lasciando invariata la possibilità, già prevista dalla normativa, di un ulteriore aumento dell’importo pari a 10.000 euro – consentendo ai soggetti beneficiari del microcredito di ottenere un finanziamento complessivo massimo di 50.000 euro.

La moratoria prevista dal decreto “Cura Italia” riguarda le esposizioni debitorie nei confronti anche gli operatori di microcredito previsti dall’art. 111 del TUB; pertanto, tale moratoria può essere richiesta anche in relazione alle operazioni di microcredito.

Il decreto prevede che gli operatori di microcredito in possesso del requisito di micro, piccola e media impresa, possano beneficiare della garanzia del Fondo sui finanziamenti loro concessi da banche o intermediari finanziari. Condizione essenziale è che tali finanziamenti siano destinati, da parte dei predetti operatori, ad operazioni di microcredito. La garanzia è concessa a titolo gratuito e nella misura massima dell’80% dell’ammontare del finanziamento. Relativamente, poi, ai nuovi operatori di microcredito costituiti o che hanno iniziato la propria attività non oltre tre anni prima della richiesta della garanzia del Fondo e non utilmente valutabili sulla base degli ultimi due bilanci approvati, la garanzia è concessa senza valutazione del merito di credito.

Le iniziative della Regione Campania

IL 4 aprile anche la Regione Campania ha annunciato una serie di misure economiche destinate alle imprese previste per far fronte all’emergenza.

Il finanziamento totale sarà di 228 milioni di euro e articolato in cinque azioni:

  • Bonus a microimprese a fondo perduto: alle microimprese con meno di 10 addetti e fino a 2 milioni di euro di fatturato (che rientrano nei settori colpiti dall’attuale crisi) viene erogato nel mese di aprile un contributo una tantum di 2000 euro (totale messo a disposizione: 80 milioni di euro);
  • Costituzione fondo di liquidità confidi: costituzione di un fondo di garanzia tramite Confidi pe la concessione di garanzie su operazioni di credito attivate da microimprese operanti in Campania che non riescono ad accedere al Fondo Centrale di Garanzia (totale messo a disposizione: 13 milioni di euro);
  • Bonus lavoratori autonomi e liberi professionisti di 1000 euro una tantum che hanno fatturato meno di 35 mila euro nel 2019 e che autocertifichino una riduzione dell’attività nei primi 3 mesi del 2020. Per questa azione la spesa totale sarà di 80 milioni di euro;
  • Moratoria degli oneri dovuti dalle imprese insediate nelle aree ASI, tale moratoria viene concessa per i servizi che le aziende ricevono dai Consorzi. La spesa totale sarà di 5 milioni di euro;
  • Bonus imprese agricole e della pesca, ciascuna impresa in questione riceverà un contributo una tantum così strutturato: 1500 € per le aziende che hanno fino a 5 dipendenti; 2000€ per le aziende con più di 5 dipendenti (50 milioni la spesa totale)

Nuove opportunità?

Se da un certo punto di vista l’emergenza legata allo scoppio della pandemia porterà inevitabilmente ad una crisi economica successiva, d’altro canto è innegabile che questa emergenza abbia spinto ad una riflessione più ampia in merito ad una serie di questioni, innanzitutto in merito agli investimenti nel settore sanitario (sicuramente quando questa fase emergenziale sarà passata si avrà un occhio di riguardo per il settore), ma sarà necessario mobilitare risorse economiche anche per salvare gli altri settori dell’economia (a partire da quello turistico che rischia il tracollo, ma per il quale già sono state previste una serie di misure atte a tamponare l’emorragia) al fine di evitare la stagnazione. Anche l’Unione Europea con tutte le sue istituzioni ha avviato un dibattito forte sulla possibilità di andare oltre taluni paradigmi considerati intoccabili al fine di affrontare in modo rapido e deciso l’emergenza. Se, quindi, è innegabile la pericolosità del momento, un altro punto di vista suggerisce la possibilità di nuove opportunità per le imprese.

Il 13 marzo, ad esempio, la Commissione europea ha aperto una Call (chiusa il 17 marzo) rivolta a startup e PMI che potrebbero aiutare a trattare, testare, monitorare altri aspetti dell’epidemia di Coronavirus, Con un budget di 164 milioni di euro, questo invito è stato di tipo “bottom up”, il che significa che non ci sono priorità tematiche predefinite e i candidati con innovazioni pertinenti al Coronavirus saranno valutati allo stesso modo degli altri candidati. Ciononostante, la Commissione cercherà di accelerare la concessione di sovvenzioni EIC (strumento finanziario finalizzato ad accelerare l’innovazione) e finanziamenti misti (che combinano sovvenzioni e investimenti già previsti dalle azioni di finanziamento) alle innovazioni pertinenti del Coronavirus, nonché di facilitare l’accesso ad altri finanziamenti e fonti di investimento.

Altra notizia degli ultimi giorni e molto interessante per il territorio riguarda gli investimenti in infrastrutture che si intende effettuare da qui al 2023.

“La rapida approvazione per legge degli aggiornamenti dei contratti di programma di Rfi e Anas consentirà di accelerare opere per 58 miliardi entro il 2023” ha dichiarato Gianfranco Battisti, amministratore delegato e direttore generale di Fs Italiane. In particolare, guardando all’immediato futuro, l’avanzamento dei cantieri sulla Napoli – Bari prevede 1,8 miliardi di investimenti per il raddoppio dei tratti di linea Irpinia – Orsara e Orsara – Bovino. Nel 2026, alla conclusione dei lavori, sarà possibile viaggiare da Napoli a Bari in 2 ore e, da Roma, raggiungere il capoluogo pugliese in 3 ore, facilitando gli spostamenti fra le tre metropoli.

[1] https://www.ilsole24ore.com/art/dai-fondi-ue-subito-175-miliardi-AD96LXE

[2] https://ec.europa.eu/regional_policy/sources/newsroom/crii/it_crii.pdf

[3] https://ec.europa.eu/regional_policy/en/newsroom/coronavirus-response/

[4] https://www.corriere.it/economia/finanza/20_aprile_02/cos-sure-piano-ue-lavoro-part-time-evitare-disoccupazione-partira-milano-0f537a0e-74cd-11ea-b9c4-182209d6cca4.shtml?refresh_ce-cp

[5] http://www.mef.gov.it/covid-19/Sostegno-alla-liquidita-delle-famiglie-e-delle-imprese-tramite-il-sistema-bancario/

[6] https://www.ildenaro.it/cassa-depositi-e-prestiti-2-miliardi-alle-imprese-e-prestiti-rinegoziati-con-gli-enti/

[7]https://www.cdp.it/sitointernet/page/it/cdp_nuove_misure_straordinarie_per_lemergenza_coronavirus?contentId=CSA27715

[8] https://cdp.it/sitointernet/it/nuova_liquidita_imprese.page

[9] http://www.microcredito.gov.it/comunicazione/news/1589-le-misure-per-il-microcredito-del-cura-italia.html

[10] http://www.regione.campania.it/assets/documents/piano-socio-economico-regione-campania.pdf

[11] https://ec.europa.eu/info/news/startups-and-smes-innovative-solutions-welcome-2020-mar-13_en?fbclid=IwAR3wxjZQN9cZXqh2urjkouqJxjxfPzutLrJVZpjb8M0EHlWdzlqX_dE5CcY

[12] https://www.ildenaro.it/fs-battisti-entro-il-2023-investimenti-per-58-miliardi-per-le-gare-seguire-il-modello-della-napoli-bari/

Foto invernale creata da wirestock – www.freepik.es